In molteplici incastri narrativi, l’autore inventa un protagonista che si odia e che odia tutto, ma che non si rassegna e si mette disperatamente in cerca del suo profondo difetto asociale.
In prima persona l’uomo – odiatore – si consuma nello stesso monologo che costruisce. In preda a una inquieta disperazione misantropa racconta i suoi mancati rapporti con gli esseri umani che lo circondano.
La sua mente è logorata da un bisogno di cercare quel difetto che lo sta consumando in una distruzione esistenziale che non gli lascia scampo.
Martino Ciano è abile nel dare voce a questo derelitto che si sente a disagio nel proprio tempo.
Con una scrittura tagliente e cruda, e a volte anche crudele, mette in bocca al suo personaggio pensieri e opinioni in cui emerge soprattutto il grande bisogno di silenzio e solitudine che egli cerca nell’evitare il suo prossimo. Ma il rompicapo esistenziale che lo affligge, trovare appunto una logica al suo difetto, lo porta ad ascoltare impotente l’annegamento della propria voce che non riesce a risalire la corrente sociale.
In prima persona l’uomo – odiatore – si consuma nello stesso monologo che costruisce. In preda a una inquieta disperazione misantropa racconta i suoi mancati rapporti con gli esseri umani che lo circondano.
La sua mente è logorata da un bisogno di cercare quel difetto che lo sta consumando in una distruzione esistenziale che non gli lascia scampo.
Martino Ciano è abile nel dare voce a questo derelitto che si sente a disagio nel proprio tempo.
Con una scrittura tagliente e cruda, e a volte anche crudele, mette in bocca al suo personaggio pensieri e opinioni in cui emerge soprattutto il grande bisogno di silenzio e solitudine che egli cerca nell’evitare il suo prossimo. Ma il rompicapo esistenziale che lo affligge, trovare appunto una logica al suo difetto, lo porta ad ascoltare impotente l’annegamento della propria voce che non riesce a risalire la corrente sociale.