La psiconcologia è una disciplina a cui afferiscono le culture di tipo psichiatrico, psicologico clinico, l’oncologia medica, la chirurgia oncologica, la radio e la chemioterapia, la terapia del dolore e riabilitativa.
Nata negli Stati Uniti, è stata introdotta in Europa negli anni ’70 grazie al contributo fondamentale della psichiatra Elisabeth Kubler-Ross, che ha approfondito l'analisi delle reazioni e delle variabili connesse alla diagnosi di cancro.
L'intervento psiconcologico è rappresentato dal sostegno offerto al paziente, nel corso del cammino terapeutico, individuale o di gruppo, e consente una rielaborazione dell'evento e un miglioramento dell'atteggiamento psichico verso la malattia.
E’ una presa in carico globale del paziente affetto da neoplasia, che va dalla valutazione psicologica prima della comunicazione della diagnosi, alla fase riabilitativa e alla gestione psico-fisica del malato terminale.
Lo psiconcologo ha il delicato compito di aiutare il malato con i suoi dubbi, le sue paure, i suoi conflitti, ma anche l’intero nucleo familiare.
Questa area d'intervento include l’analisi delle tecniche comunicative che possono risultare utili a migliorare le variabili psicologiche rispetto alla compliance degli individui, la resilienza familiare e gli stili di coping. L'attenzione è rivolta agli aspetti psicologici, emozionali, sociali e spirituali per costruire intorno al malato e alla sua famiglia una "rete" di protezione e di cura.
I trattamenti di supporto psicologico per la famiglia del paziente oncologico sono centrate su skills comunicativi, sulla facilitazione dell’espressività emozionale, sulla ristrutturazione cognitiva dell’esperienza di malattia e sulla condivisione empatica dei sentimenti di frustrazione, rabbia e dolore scatenati dalla malattia.
Un’ulteriore funzione della Psiconcologia è la ricerca, volta alla chiarificazione delle possibili reazioni tra psiche e soma nei confronti della patogenesi dei tumori e della loro evoluzione.
Nella parte centrale della tesi sono state esaminate le variabili psicologiche e sociali, capaci di condizionare a vari livelli l’esposizione degli individui a fattori di rischio per le neoplasie.
L’assunzione fondamentale del modello bio-psico-sociale è che la condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. Il meccanismo biologico principalmente chiamato in causa nel correlare tra loro ambiente, reazione da stress, aspetti psichici e cancro è rappresentato dal sistema immunitario.
Ne deriva una lettura della patogenesi del cancro che corrisponde a un modello di rischio di tipo multifattoriale. In tal senso, l'influenza negativa di alcuni fattori psichici, in particolare della risposta patologica allo stressor, sembrerebbe dimostrarsi un co-fattore di rischio per l'insorgenza del cancro.
Diversi autori, tra i quali LeShan e Kissen, occupandosi della possibile struttura di personalità del malato di cancro, hanno correlato la malattia a tipiche situazioni psicologiche individuali, quali le esperienze di perdita o l’incapacità di espressione, sul piano emozionale, delle pulsioni aggressive, ipotizzando peculiari tratti di personalità del paziente oncologico.
La rabbia nasce come risultato della restrizione alla nostra spontaneità, restrizione che facciamo per sopravvivere alle minacce che percepiamo provenire dal mondo esterno.
La repressione della rabbia è un processo che indebolisce la vitalità e, se non viene superata, la chimica del nostro corpo potrebbe subire alterazioni con l’induzione a modificazioni cellulari e neoplasie.
Nel caso di uno stato neoplastico già conclamato, il processo catartico di espulsione delle tensioni, della rabbia e della paura potrebbe favorire processi di rallentamento della diffusione neoplastica, coadiuvare al meglio le terapie oncologiche e aumentare la capacità di sopportazione di cure pesanti come la chemioterapia.
Nata negli Stati Uniti, è stata introdotta in Europa negli anni ’70 grazie al contributo fondamentale della psichiatra Elisabeth Kubler-Ross, che ha approfondito l'analisi delle reazioni e delle variabili connesse alla diagnosi di cancro.
L'intervento psiconcologico è rappresentato dal sostegno offerto al paziente, nel corso del cammino terapeutico, individuale o di gruppo, e consente una rielaborazione dell'evento e un miglioramento dell'atteggiamento psichico verso la malattia.
E’ una presa in carico globale del paziente affetto da neoplasia, che va dalla valutazione psicologica prima della comunicazione della diagnosi, alla fase riabilitativa e alla gestione psico-fisica del malato terminale.
Lo psiconcologo ha il delicato compito di aiutare il malato con i suoi dubbi, le sue paure, i suoi conflitti, ma anche l’intero nucleo familiare.
Questa area d'intervento include l’analisi delle tecniche comunicative che possono risultare utili a migliorare le variabili psicologiche rispetto alla compliance degli individui, la resilienza familiare e gli stili di coping. L'attenzione è rivolta agli aspetti psicologici, emozionali, sociali e spirituali per costruire intorno al malato e alla sua famiglia una "rete" di protezione e di cura.
I trattamenti di supporto psicologico per la famiglia del paziente oncologico sono centrate su skills comunicativi, sulla facilitazione dell’espressività emozionale, sulla ristrutturazione cognitiva dell’esperienza di malattia e sulla condivisione empatica dei sentimenti di frustrazione, rabbia e dolore scatenati dalla malattia.
Un’ulteriore funzione della Psiconcologia è la ricerca, volta alla chiarificazione delle possibili reazioni tra psiche e soma nei confronti della patogenesi dei tumori e della loro evoluzione.
Nella parte centrale della tesi sono state esaminate le variabili psicologiche e sociali, capaci di condizionare a vari livelli l’esposizione degli individui a fattori di rischio per le neoplasie.
L’assunzione fondamentale del modello bio-psico-sociale è che la condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. Il meccanismo biologico principalmente chiamato in causa nel correlare tra loro ambiente, reazione da stress, aspetti psichici e cancro è rappresentato dal sistema immunitario.
Ne deriva una lettura della patogenesi del cancro che corrisponde a un modello di rischio di tipo multifattoriale. In tal senso, l'influenza negativa di alcuni fattori psichici, in particolare della risposta patologica allo stressor, sembrerebbe dimostrarsi un co-fattore di rischio per l'insorgenza del cancro.
Diversi autori, tra i quali LeShan e Kissen, occupandosi della possibile struttura di personalità del malato di cancro, hanno correlato la malattia a tipiche situazioni psicologiche individuali, quali le esperienze di perdita o l’incapacità di espressione, sul piano emozionale, delle pulsioni aggressive, ipotizzando peculiari tratti di personalità del paziente oncologico.
La rabbia nasce come risultato della restrizione alla nostra spontaneità, restrizione che facciamo per sopravvivere alle minacce che percepiamo provenire dal mondo esterno.
La repressione della rabbia è un processo che indebolisce la vitalità e, se non viene superata, la chimica del nostro corpo potrebbe subire alterazioni con l’induzione a modificazioni cellulari e neoplasie.
Nel caso di uno stato neoplastico già conclamato, il processo catartico di espulsione delle tensioni, della rabbia e della paura potrebbe favorire processi di rallentamento della diffusione neoplastica, coadiuvare al meglio le terapie oncologiche e aumentare la capacità di sopportazione di cure pesanti come la chemioterapia.