In un mondo sempre più connesso e ubiquo, la comunicazione visuale e in particolare digitale sta diventando sempre più determinante per comprendere i mutamenti culturali diffusi nei più diversi contesti.
Con Antropologia della comunicazione visuale Massimo Canevacci applica un’etnografia “indisciplinata” basata sui concetti di “doppio vincolo” (Bateson), di “visus”, di merci e feticismi materiali e immateriali che riempiono gran parte della comunicazione che ci investe e che in parte riproduciamo, dal cinema alla pubblicità, dall’arte al porno. Ed è proprio grazie al concetto di io-porno che l’autore individua quanto la cultura digitale stia modificando il nostro modo di recepire la proliferazione perturbante dei nuovi feticismi visuali.
Con Antropologia della comunicazione visuale Massimo Canevacci applica un’etnografia “indisciplinata” basata sui concetti di “doppio vincolo” (Bateson), di “visus”, di merci e feticismi materiali e immateriali che riempiono gran parte della comunicazione che ci investe e che in parte riproduciamo, dal cinema alla pubblicità, dall’arte al porno. Ed è proprio grazie al concetto di io-porno che l’autore individua quanto la cultura digitale stia modificando il nostro modo di recepire la proliferazione perturbante dei nuovi feticismi visuali.