L’«Ego → Id» (Io → Sé) come per-versione misogena (dall’inconscio al subconscio) fa da correlato all’«Ego → Te» (Io → Tu) come versione erogena (dall’inconscio al conscio). La compulsione di morte s’oppone alla pulsione di vita – come ci ha trasmesso la lectio freudiana del Todestrieb – con una modalità che, curiosamente, interpreta l’assunto kantiano secondo il quale
«Il piacevole [das Angenehme], quale movente dei desideri, è sempre del medesimo tipo, quale che possa essere la sua provenienza e per quanto possa essere specificamente diversa la rappresentazione (del senso e della sensazione, considerata oggettivamente). Perciò, nel giudicare la sua influenza sull’animo, conta solo la moltitudine degli stimoli (in uno stesso tempo o uno dopo l’altro) e, per così dire, solo la massa della sensazione piacevole, che quindi può essere resa intelligibile da nient’altro che dalla quantità. Esso non contribuisce alla cultura, ma appartiene al semplice godimento [der Genuss]. Il bello invece richiede la rappresentazione di una certa qualità dell’oggetto che può anche essere resa intelligibile e riportata a concetti…» [Immanuel Kant: Critica della facoltà di giudizio – Biblioteca Einaudi, Milano 1999 – § 29. Nota generale all’esposizione dei giudizi riflettenti estetici – pag. 103]
«Il piacevole [das Angenehme], quale movente dei desideri, è sempre del medesimo tipo, quale che possa essere la sua provenienza e per quanto possa essere specificamente diversa la rappresentazione (del senso e della sensazione, considerata oggettivamente). Perciò, nel giudicare la sua influenza sull’animo, conta solo la moltitudine degli stimoli (in uno stesso tempo o uno dopo l’altro) e, per così dire, solo la massa della sensazione piacevole, che quindi può essere resa intelligibile da nient’altro che dalla quantità. Esso non contribuisce alla cultura, ma appartiene al semplice godimento [der Genuss]. Il bello invece richiede la rappresentazione di una certa qualità dell’oggetto che può anche essere resa intelligibile e riportata a concetti…» [Immanuel Kant: Critica della facoltà di giudizio – Biblioteca Einaudi, Milano 1999 – § 29. Nota generale all’esposizione dei giudizi riflettenti estetici – pag. 103]