Si parte da una contestualizzazione dell’opera dal punto di vista del periodo storico, culturale e cinematografico.
Successivamente viene gettato uno sguardo sulla fase di lavorazione, partendo dalla pre-produzione e arrivando fino al montaggio definitivo. L’accento è qui posto sulle “ossessioni” e sull’ideale di perfezione tipici di Kubrick e sulla realizzazione di alcuni degli effetti speciali artigianali più stupefacenti di sempre.
Un paragrafo è dedicato alle influenze che il film ha avuto sulle opere cinematografiche posteriori.
Nel successivo capitolo l’attenzione si sposta sulla forma e sulla sintassi filmica, vere innovazioni del lungometraggio; una sezione è inoltre interamente dedicata alla descrizione delle singole scene. L’utilizzo rivoluzionario della musica, la freddezza generale dei toni e la modalità particolare con cui vengono trattati i dialoghi sono gli argomenti principali di questi paragrafi.
Nell’ultimo capitolo, infine, sono messi in evidenza miti, figure simboliche e interpretazioni del film che si sono susseguite nel corso degli anni, ponendo particolare attenzione al rapporto che l’opera sembra intrattenere con alcuni concetti filosofici; si è cercato di relativizzare il presunto carattere ottimista del film che sembra permeare i testi di molti autorevoli critici. Vengono messi in particolare risalto l’ambiguità e gli eterni contrasti che fanno del lungometraggio di Kubrick un’opera d’arte senza tempo, fruibile per lo spettatore di ogni epoca proprio perché concernente verità universali.
Successivamente viene gettato uno sguardo sulla fase di lavorazione, partendo dalla pre-produzione e arrivando fino al montaggio definitivo. L’accento è qui posto sulle “ossessioni” e sull’ideale di perfezione tipici di Kubrick e sulla realizzazione di alcuni degli effetti speciali artigianali più stupefacenti di sempre.
Un paragrafo è dedicato alle influenze che il film ha avuto sulle opere cinematografiche posteriori.
Nel successivo capitolo l’attenzione si sposta sulla forma e sulla sintassi filmica, vere innovazioni del lungometraggio; una sezione è inoltre interamente dedicata alla descrizione delle singole scene. L’utilizzo rivoluzionario della musica, la freddezza generale dei toni e la modalità particolare con cui vengono trattati i dialoghi sono gli argomenti principali di questi paragrafi.
Nell’ultimo capitolo, infine, sono messi in evidenza miti, figure simboliche e interpretazioni del film che si sono susseguite nel corso degli anni, ponendo particolare attenzione al rapporto che l’opera sembra intrattenere con alcuni concetti filosofici; si è cercato di relativizzare il presunto carattere ottimista del film che sembra permeare i testi di molti autorevoli critici. Vengono messi in particolare risalto l’ambiguità e gli eterni contrasti che fanno del lungometraggio di Kubrick un’opera d’arte senza tempo, fruibile per lo spettatore di ogni epoca proprio perché concernente verità universali.