Ma Gerardo non si muove; accende una sigaretta e sempre sdraiato nella poltroncina accarezza le orecchie del cane che gli si è avvicinato e che[10]messogli il muso sopra una gamba, socchiude gli occhi e sbatte le labbra, con un senso di delizia soddisfatta.
Il giovane ex-ministro, per altro, non pensa già più a Matteo. Quella festa, quell'accoglienza lo portano col pensiero a ricordi lontani, ma che erano sempre i più cari e i più vivi nel suo cuore.
Quasi ancora ragazzo era rimasto senza parenti, e gli anni dell'ardore e della bontà, li aveva dati ad una donna, — non la prima, ma la sola ch'egli avesse amato davvero, — una donna che ben meritava quell'omaggio assoluto di devozione e di passione, una creatura fatta di grazia, di bontà e d'intelligenza, una mente eletta ed un'anima grande, un cuore dolce, affettuoso, sapiente e indulgente, un cuore di donna innamorata.
La cara e fida e buona amica era morta da tre anni e il cuore del Parvis, dopo tre anni, era ancora pieno di ricordi e vuoto di persone. Soltanto il lavoro, un grande lavoro assorbente, e poi gli odi e gli amori, le passioni, le cure e le lotte della politica, lo avevano occupato, agitato e stordito.
Nient'altro!... Nessuna donna, mai. Nè la civetta che si offre, nè la bellezza che si vende.
Giovane ancora, nè la sua anima nè il suo sangue [11]avevano mai avuto un fremito. Lei ancora, sempre Flaviana, soltanto Flaviana riappariva ai suoi occhi nelle brevi soste della stanchezza, ritornava a lui nel sogno.
Com'era stata bella, com'era stata buona! Bella, buona e sicura.
Egli era vissuto, a sua volta, sicuro dell'amore di lei, come di nessun'altra cosa al mondo; sicuro dell'amore, sicuro della fedeltà... E che gioia poter essere sicuro della donna che si ama... e che tormento dover sempre dubitare, sospettare, temere.
Oh, egli aveva saputo amarla in ragione di quanto aveva potuto crederle!... Allorchè si dubita, si disprezza, o si odia: si desidera ancora, forse, con tutto l'ardore, con tutta l'ansia, ma «amare», no; non si ama più.
Ed egli, invece, aveva potuto amare... aveva potuto amarla, sempre, senza una nube, senza una bugia mai, sino alla fine!... Buona, tanto, e bella!... Come rivedeva quel volto classico, pallido, nel quale ardevano i grandi occhi neri pieni d'amore e di devozione... Quanto il suo cuore, quegli occhi e quelle labbra erano stati sicuri! E come era intelligente e lieta e cara e pensosa... e come le sue ansie e le sue gioie, la sua anima e i suoi nervi rispondevano sempre al desiderio, al sogno, al «momento» dell'uomo amante...
[12]— Cara!...
Come gli aveva riempito di sè il cuore e la giovinezza, senza mai attraversargli la via, senza mai essergli d'inciampo, senza mai dargli una pena!... Ed egli — allora! — a' suoi improvvisi ritorni da Roma, come saliva di corsa quelle scale, ansioso...
— C'è la marchesa?
C'era sempre! Il cuore di lei aveva immancabilmente il presagio del suo ritorno; e che festa d'amore quel rivedersi, che luce ne' suoi occhi e che baci per l'improvvisa gioia!
Teo sospira forte scuotendo il muso umido e fresco sulle ginocchia di Gerardo, che torna a fissare il cane, ma con una grande mestizia negli occhi umidi.
— Più!... Non c'è più! E da allora... sei tu, sei proprio tu il primo che mi fa un po' di festa, sincera, soltanto per me! Teo!... Povero Teo! — e Gerardo, scrollando il capo gli accarezza le orecchione calde e morbide come il velluto. — Anche di te posso essere sicuro?
— L'acqua del bagno diventa fredda.
— Eccomi! Vengo subito!
Gerardo si alza vivamente e finisce in fretta di svestirsi, mentre Matteo, preso da una smania di [13]gioia, corre per le camere, gira su se stesso, torcendosi a semicerchio, attraversando a salti, innanzi e indietro, e il letto basso e la poltroncina, e mordendo per ischerzo, delicatamente, i piedi scalzi del padrone.
Casta diva,Fernanda,Canto di Montagna,Il pranzo della Barcaccia,A rovescio,In extremis
Il giovane ex-ministro, per altro, non pensa già più a Matteo. Quella festa, quell'accoglienza lo portano col pensiero a ricordi lontani, ma che erano sempre i più cari e i più vivi nel suo cuore.
Quasi ancora ragazzo era rimasto senza parenti, e gli anni dell'ardore e della bontà, li aveva dati ad una donna, — non la prima, ma la sola ch'egli avesse amato davvero, — una donna che ben meritava quell'omaggio assoluto di devozione e di passione, una creatura fatta di grazia, di bontà e d'intelligenza, una mente eletta ed un'anima grande, un cuore dolce, affettuoso, sapiente e indulgente, un cuore di donna innamorata.
La cara e fida e buona amica era morta da tre anni e il cuore del Parvis, dopo tre anni, era ancora pieno di ricordi e vuoto di persone. Soltanto il lavoro, un grande lavoro assorbente, e poi gli odi e gli amori, le passioni, le cure e le lotte della politica, lo avevano occupato, agitato e stordito.
Nient'altro!... Nessuna donna, mai. Nè la civetta che si offre, nè la bellezza che si vende.
Giovane ancora, nè la sua anima nè il suo sangue [11]avevano mai avuto un fremito. Lei ancora, sempre Flaviana, soltanto Flaviana riappariva ai suoi occhi nelle brevi soste della stanchezza, ritornava a lui nel sogno.
Com'era stata bella, com'era stata buona! Bella, buona e sicura.
Egli era vissuto, a sua volta, sicuro dell'amore di lei, come di nessun'altra cosa al mondo; sicuro dell'amore, sicuro della fedeltà... E che gioia poter essere sicuro della donna che si ama... e che tormento dover sempre dubitare, sospettare, temere.
Oh, egli aveva saputo amarla in ragione di quanto aveva potuto crederle!... Allorchè si dubita, si disprezza, o si odia: si desidera ancora, forse, con tutto l'ardore, con tutta l'ansia, ma «amare», no; non si ama più.
Ed egli, invece, aveva potuto amare... aveva potuto amarla, sempre, senza una nube, senza una bugia mai, sino alla fine!... Buona, tanto, e bella!... Come rivedeva quel volto classico, pallido, nel quale ardevano i grandi occhi neri pieni d'amore e di devozione... Quanto il suo cuore, quegli occhi e quelle labbra erano stati sicuri! E come era intelligente e lieta e cara e pensosa... e come le sue ansie e le sue gioie, la sua anima e i suoi nervi rispondevano sempre al desiderio, al sogno, al «momento» dell'uomo amante...
[12]— Cara!...
Come gli aveva riempito di sè il cuore e la giovinezza, senza mai attraversargli la via, senza mai essergli d'inciampo, senza mai dargli una pena!... Ed egli — allora! — a' suoi improvvisi ritorni da Roma, come saliva di corsa quelle scale, ansioso...
— C'è la marchesa?
C'era sempre! Il cuore di lei aveva immancabilmente il presagio del suo ritorno; e che festa d'amore quel rivedersi, che luce ne' suoi occhi e che baci per l'improvvisa gioia!
Teo sospira forte scuotendo il muso umido e fresco sulle ginocchia di Gerardo, che torna a fissare il cane, ma con una grande mestizia negli occhi umidi.
— Più!... Non c'è più! E da allora... sei tu, sei proprio tu il primo che mi fa un po' di festa, sincera, soltanto per me! Teo!... Povero Teo! — e Gerardo, scrollando il capo gli accarezza le orecchione calde e morbide come il velluto. — Anche di te posso essere sicuro?
— L'acqua del bagno diventa fredda.
— Eccomi! Vengo subito!
Gerardo si alza vivamente e finisce in fretta di svestirsi, mentre Matteo, preso da una smania di [13]gioia, corre per le camere, gira su se stesso, torcendosi a semicerchio, attraversando a salti, innanzi e indietro, e il letto basso e la poltroncina, e mordendo per ischerzo, delicatamente, i piedi scalzi del padrone.
Casta diva,Fernanda,Canto di Montagna,Il pranzo della Barcaccia,A rovescio,In extremis