A Roma, all' Ospedale San Giacomo degli Incurabili, il
Guaiaco, in considerazione dell'alto costo, veniva
distribuito gratuitamente ai malati di Sifilide.
I medici del tempo visitavano due volte al giorno i
pazienti, osservando le loro urine e consigliando loro in tal
modo cosa mangiare o bere ai fini della cura della malattia.
Affluivano al S. Giacomo centinaia di malati di sifilide da
ogni parte del paese ed in un registro dell'accettazione,
conservato nell'archivio storico del S. Spirito, nell'anno
1525 sono segnati circa duemila degenti per la cura di
questa malattia. L'Ospedale nato come atto di espiazione,
per riparare a quanto subito dal Papa Bonifacio VIII dalla
famiglia Colonna nel conflitto di Anagni, con lo schiaffo di
Sciarra Colonna al Papa nel 1302, venne costruito per
volontà del Cardinale Pietro Colonna, defunto nel 1326.
L'Ospedale curava i malati ma prestava assistenza anche a
pellegrini, orfani, poveri, ravvedute, esiliati, vecchi
bisognosi e bambini “proietti”, ossia i figli di nessuno. Al
San Giacomo, prima per curare un'ulcera e successivamente
dedicandosi ai malati per quattro anni, troviamo S. Camillo
de Lellis, che nel 1584 fonda “La Compagnia dei Ministri
degli Infermi”, riconosciuta da Sisto V nel 1586 e nel 1591
da Papa Gregorio XIV come Ordine religioso. Maestro nei
suoi studi fu S. Filippo Neri e nel 1886, sotto il papato di
Leone XIII, S. Camillo è riconosciuto dalla Chiesa Patrono
degli ammalati e degli ospedali.
A caratteri cubitali sulla porta di ingresso del San Giacomo
era scritto:”Se potete guarire, guarite; se non potete
guarire calmate; se non potete calmare consolate” Dott.
Augusto Murri.
L'alto livello degli ospedali di Roma in questo periodo è
documentato da quanto scrive Martin Lutero, ospite del
convento degli Agostiniani (attuale caserma dei Carabinieri
di piazza del Popolo):
“In Italia gli Ospedali sono provvisti di tutto ciò che è
necessario; sono ben costruiti vi si mangia e beve bene e vi
si è serviti con sollecitudine; i medici sono abili; i letti ed il
mobilio sono puliti e ben tenuti........................................
Delle gentildonne velate vengono a custodire i malati”.
Guaiaco, in considerazione dell'alto costo, veniva
distribuito gratuitamente ai malati di Sifilide.
I medici del tempo visitavano due volte al giorno i
pazienti, osservando le loro urine e consigliando loro in tal
modo cosa mangiare o bere ai fini della cura della malattia.
Affluivano al S. Giacomo centinaia di malati di sifilide da
ogni parte del paese ed in un registro dell'accettazione,
conservato nell'archivio storico del S. Spirito, nell'anno
1525 sono segnati circa duemila degenti per la cura di
questa malattia. L'Ospedale nato come atto di espiazione,
per riparare a quanto subito dal Papa Bonifacio VIII dalla
famiglia Colonna nel conflitto di Anagni, con lo schiaffo di
Sciarra Colonna al Papa nel 1302, venne costruito per
volontà del Cardinale Pietro Colonna, defunto nel 1326.
L'Ospedale curava i malati ma prestava assistenza anche a
pellegrini, orfani, poveri, ravvedute, esiliati, vecchi
bisognosi e bambini “proietti”, ossia i figli di nessuno. Al
San Giacomo, prima per curare un'ulcera e successivamente
dedicandosi ai malati per quattro anni, troviamo S. Camillo
de Lellis, che nel 1584 fonda “La Compagnia dei Ministri
degli Infermi”, riconosciuta da Sisto V nel 1586 e nel 1591
da Papa Gregorio XIV come Ordine religioso. Maestro nei
suoi studi fu S. Filippo Neri e nel 1886, sotto il papato di
Leone XIII, S. Camillo è riconosciuto dalla Chiesa Patrono
degli ammalati e degli ospedali.
A caratteri cubitali sulla porta di ingresso del San Giacomo
era scritto:”Se potete guarire, guarite; se non potete
guarire calmate; se non potete calmare consolate” Dott.
Augusto Murri.
L'alto livello degli ospedali di Roma in questo periodo è
documentato da quanto scrive Martin Lutero, ospite del
convento degli Agostiniani (attuale caserma dei Carabinieri
di piazza del Popolo):
“In Italia gli Ospedali sono provvisti di tutto ciò che è
necessario; sono ben costruiti vi si mangia e beve bene e vi
si è serviti con sollecitudine; i medici sono abili; i letti ed il
mobilio sono puliti e ben tenuti........................................
Delle gentildonne velate vengono a custodire i malati”.