“Disarmonia” non è né un romanzo, né un saggio. E’ un insieme di storie, di ricordi, di momenti vissuti, o semplicemente sognati nell’immaginario di una vecchia signora che forse ha perso il senso del suo percorso di vita.
Passato e presente si rincorrono e non è sempre possibile distinguerli, come non è possibile separare ciò che è reale da ciò che è soltanto onirico. Tutto si svolge in modo disarmonico, perché spenta è l’armonia della sintesi e del mistero. Tutto è frammentario, tutto è e al tempo stesso non è. E’ la strada che non porta a nessuna meta, è l’Arlecchino che suona la fisarmonica emettendo suoni che non sono.
Tutto è, e tutto è il contrario di tutto, e la sintesi dei vari momenti non produce unità ma frattura.
Non esiste una direzione. Ma il viaggio è un andare a ritroso e anche avanti, perché tutto si trasforma, tutto diviene e tutto è statico.
Passato e presente si rincorrono e non è sempre possibile distinguerli, come non è possibile separare ciò che è reale da ciò che è soltanto onirico. Tutto si svolge in modo disarmonico, perché spenta è l’armonia della sintesi e del mistero. Tutto è frammentario, tutto è e al tempo stesso non è. E’ la strada che non porta a nessuna meta, è l’Arlecchino che suona la fisarmonica emettendo suoni che non sono.
Tutto è, e tutto è il contrario di tutto, e la sintesi dei vari momenti non produce unità ma frattura.
Non esiste una direzione. Ma il viaggio è un andare a ritroso e anche avanti, perché tutto si trasforma, tutto diviene e tutto è statico.