La desistenza è un pensiero radicalmente antiontologico e quindi il cattoplatonismo è il suo principale antagonista; la desistenza è antiontologica e antihenologica. Difendere le ragioni della desistenza significa innanzitutto – almeno qui da noi, in Occidente –, attaccare le ragioni dell’esistenza; e, siccome l’esistenza è eminentemente difesa dal cattoplatonismo, va da sé che la desistenza potrà essere persuasiva nella misura in cui riuscirà a scardinare i cardini dell’ontodicea (= difesa dell’essere), che poi è anche teodicea qualora esuli dalla filosofia per improvvisarsi teologia. Io chiamo «totalitarismo ontologico» quella idolatria dell’Assoluto che impone il dispotismo oltracotante della dittatura dell’essere (Essere celeste o essere terrestre, che sia). Il Timeo di Platone, quindi, con il suo mito della creazione palinodiato dal Genesi della Bibbia, è senz’altro un ottimo “controrelatore” per discutere la tesi desistenziale: l’«Uno» ontologico, che comincia a diventare cosmologico nell’«1» “matematico” come principio “scientifico” del decorso temporale, inaugura la categoria geometrica della circolarità avente forma di sfera nell’in-formazione demiurgica. L’anti-Timeo desistenziale esalta le ragioni dello «Zero» che, a ritroso, annulla ogni categoria spazio-temporale nell’anti-cosmologia dello «0», cioè nella meontologia come anti-ontologia.
HENOLOGIA o OUDENOLOGIA?: ossia l’anti-Timeo (Italian Edition)
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