Laura
Erano le sette e mezzo di mattina. Orario abbastanza insolito per sentire squillare il telefono. A quell’ora, a casa mia, ci sono due tipi di telefonate: le brutte notizie e le chiamate di Maria Elena Zuppi.
Grazie a Dio, quella mattina era Maria Elena Zuppi.
“Laura, dobbiamo assolutamente vederci” disse senza nemmeno dire ‘ciao’.
“Ma che è successo?” mia moglie era incuriosita e un po’ preoccupata.
“Non ne possiamo parlare per telefono. Dobbiamo assolutamente vederci al mio laboratorio”.
“Ma fammi capire” mia moglie sentiva l’agitazione della sua collega e amica. “Mi dici almeno di cosa si tratta?”.
“No. Vieni subito. Fammi questo favore”.
“Va bene. Sistemo le bambine, e arrivo” ma non so se Maria Elena abbia sentito la risposta, tanta l’adrenalina che aveva in corpo.
Tre quarti d’ora dopo, Laura era nel laboratorio di Maria Elena.
“Ma si può sapere che ti prende?” disse, entrando.
“Una cosa che non mi è mai successa. E non so cosa fare. Ho bisogno di consigliarmi con qualcuno”.
“E quel qualcuno sarei io?”.
“Si. Solo tu puoi darmi il consiglio giusto”.
“Forse mi stai sopravvalutando. Comunque, spiegami di che si tratta”.
“Ecco” disse la dottoressa Zuppi avvicinandosi alle due tele poste sul tavolo da lavoro del suo laboratorio. “Queste sono il nuovo restauro che mi ha commissionato padre Lorenzo del Monastero di Sant’Andrea. Mi pare di averti già accennato a queste due tele del ‘700”.
“Ebbene?” Laura era ansiosa di capire il perché di tanta agitazione.
“Fin dal primo momento, mi sono accorta che quei due dipinti erano dei falsi. Ben fatti, ma chiaramente falsi”.
“E da cosa l’hai capito?”.
“I chiodi per il fissaggio della tela, evidentemente del ‘900, e lo spessore, sempre della tela, troppo sottile per essere del ‘700”.
“Beh, che c’è di strano? Mi pare che non sia il primo falso in cui ti imbatti” osservò serafica mia moglie, che non la smuovono le cannonate.
“Aspetta. Lasciami dire. Quando ho chiamato Padre Lorenzo e gli ho detto cosa avevo scoperto, lui prima ha fatto vedere che si preoccupava, poi mi ha detto di restaurarle lo stesso”.
“E gli conviene?” Laura, conoscendo i costi dei restauri, si era fatta rapidamente due calcoli.
“E’ proprio questo il punto. Con quella somma ne avrebbero potuti far dipingere altri sei, di quadri come quelli. Attenzione: la fattura di quei quadri è molto buona. Ma qualunque falsario esperto saprebbe realizzarli, forse anche meglio”.
“Non capisco. Padre Lorenzo ha voluto che tu restaurassi delle tele che valgono tre volte meno della somma che occorre per il loro ripristino”.
“Esatto. Ed è assolutamente illogico. Ma non è finita. C’è un’altra cosa che è successa. Anzi, altre due”.
“Sentiamo”.
“Dopo aver dato il primo strato di prodotto, Padre Lorenzo si è catapultato qui di corsa, per vedere lo stato dei lavori. Non ha aspettato nemmeno che riaprissi il laboratorio al pomeriggio. E’ venuto prima che chiudessi per il pranzo”.
“Quindi? Che significa, questo, secondo te?”.
“Vuoi sapere che cosa penso? Penso che si aspettasse di vedere qualcosa. Che naturalmente io non sapevo, perché non me ne aveva parlato”.
“E cosa, allora?”.
“L’ho capito solo stanotte, guardando le foto al negativo delle due tele. Non te lo immagini nemmeno. Per questo ti ho chiamata con tanta urgenza. Vieni. Vieni a vedere”.
Laura la seguì. Maria Elena si sedette al computer e cliccò su un’icona. Sullo schermo apparvero le foto delle tele in negativo.
Laura diede una semplice occhiata e… “No! Possibile?” esclamò.
“Si, Laura. Questa è un’immagine che è venuta fuori solo grazie al filtro che l’ha mostrata in negativo. Altrimenti non si vede”.
“Ma è una scritta”.
“Si, ed è un carattere che io non riesco a interpretare. Per questo ti ho chiamata”.
“Cioè, tu vuoi che io legga quella scritta?”.
“Non quella scritta. Quelle scritte. Sono due e sono diverse una dall’altra. Una per ogni tela” e Maria Elena le mostrò anche l’altra.
“Scusa, ma prima che io ci metta mano... ne hai parlato con P
Erano le sette e mezzo di mattina. Orario abbastanza insolito per sentire squillare il telefono. A quell’ora, a casa mia, ci sono due tipi di telefonate: le brutte notizie e le chiamate di Maria Elena Zuppi.
Grazie a Dio, quella mattina era Maria Elena Zuppi.
“Laura, dobbiamo assolutamente vederci” disse senza nemmeno dire ‘ciao’.
“Ma che è successo?” mia moglie era incuriosita e un po’ preoccupata.
“Non ne possiamo parlare per telefono. Dobbiamo assolutamente vederci al mio laboratorio”.
“Ma fammi capire” mia moglie sentiva l’agitazione della sua collega e amica. “Mi dici almeno di cosa si tratta?”.
“No. Vieni subito. Fammi questo favore”.
“Va bene. Sistemo le bambine, e arrivo” ma non so se Maria Elena abbia sentito la risposta, tanta l’adrenalina che aveva in corpo.
Tre quarti d’ora dopo, Laura era nel laboratorio di Maria Elena.
“Ma si può sapere che ti prende?” disse, entrando.
“Una cosa che non mi è mai successa. E non so cosa fare. Ho bisogno di consigliarmi con qualcuno”.
“E quel qualcuno sarei io?”.
“Si. Solo tu puoi darmi il consiglio giusto”.
“Forse mi stai sopravvalutando. Comunque, spiegami di che si tratta”.
“Ecco” disse la dottoressa Zuppi avvicinandosi alle due tele poste sul tavolo da lavoro del suo laboratorio. “Queste sono il nuovo restauro che mi ha commissionato padre Lorenzo del Monastero di Sant’Andrea. Mi pare di averti già accennato a queste due tele del ‘700”.
“Ebbene?” Laura era ansiosa di capire il perché di tanta agitazione.
“Fin dal primo momento, mi sono accorta che quei due dipinti erano dei falsi. Ben fatti, ma chiaramente falsi”.
“E da cosa l’hai capito?”.
“I chiodi per il fissaggio della tela, evidentemente del ‘900, e lo spessore, sempre della tela, troppo sottile per essere del ‘700”.
“Beh, che c’è di strano? Mi pare che non sia il primo falso in cui ti imbatti” osservò serafica mia moglie, che non la smuovono le cannonate.
“Aspetta. Lasciami dire. Quando ho chiamato Padre Lorenzo e gli ho detto cosa avevo scoperto, lui prima ha fatto vedere che si preoccupava, poi mi ha detto di restaurarle lo stesso”.
“E gli conviene?” Laura, conoscendo i costi dei restauri, si era fatta rapidamente due calcoli.
“E’ proprio questo il punto. Con quella somma ne avrebbero potuti far dipingere altri sei, di quadri come quelli. Attenzione: la fattura di quei quadri è molto buona. Ma qualunque falsario esperto saprebbe realizzarli, forse anche meglio”.
“Non capisco. Padre Lorenzo ha voluto che tu restaurassi delle tele che valgono tre volte meno della somma che occorre per il loro ripristino”.
“Esatto. Ed è assolutamente illogico. Ma non è finita. C’è un’altra cosa che è successa. Anzi, altre due”.
“Sentiamo”.
“Dopo aver dato il primo strato di prodotto, Padre Lorenzo si è catapultato qui di corsa, per vedere lo stato dei lavori. Non ha aspettato nemmeno che riaprissi il laboratorio al pomeriggio. E’ venuto prima che chiudessi per il pranzo”.
“Quindi? Che significa, questo, secondo te?”.
“Vuoi sapere che cosa penso? Penso che si aspettasse di vedere qualcosa. Che naturalmente io non sapevo, perché non me ne aveva parlato”.
“E cosa, allora?”.
“L’ho capito solo stanotte, guardando le foto al negativo delle due tele. Non te lo immagini nemmeno. Per questo ti ho chiamata con tanta urgenza. Vieni. Vieni a vedere”.
Laura la seguì. Maria Elena si sedette al computer e cliccò su un’icona. Sullo schermo apparvero le foto delle tele in negativo.
Laura diede una semplice occhiata e… “No! Possibile?” esclamò.
“Si, Laura. Questa è un’immagine che è venuta fuori solo grazie al filtro che l’ha mostrata in negativo. Altrimenti non si vede”.
“Ma è una scritta”.
“Si, ed è un carattere che io non riesco a interpretare. Per questo ti ho chiamata”.
“Cioè, tu vuoi che io legga quella scritta?”.
“Non quella scritta. Quelle scritte. Sono due e sono diverse una dall’altra. Una per ogni tela” e Maria Elena le mostrò anche l’altra.
“Scusa, ma prima che io ci metta mano... ne hai parlato con P