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In questo romanzo ci sono due minatori. Questi minatori non hanno la silicosi, non hanno l’espressione mogia, né si accovacciano in un buco con la faccia di John Brown portato al patibolo. Oltre a loro, ci sono due ragazzini che lavorano in una miniera senza essere sfruttati, poveri orfanelli, privi di scarpe, scappati di casa a sei anni per sfuggire ad un padre alcolizzato. E poi c’è un cane. Sì, un cane. Uno che non va a salvare nessun bambino in pericolo (e non ci sono bambini in pericolo), non è divertente, non mastica pantofole, e non va a riportare il legnetto. Infine c’è una miniera. Ma non è una miniera come la intendete voi.
In questo romanzo ci sono due minatori. Questi minatori non hanno la silicosi, non hanno l’espressione mogia, né si accovacciano in un buco con la faccia di John Brown portato al patibolo. Oltre a loro, ci sono due ragazzini che lavorano in una miniera senza essere sfruttati, poveri orfanelli, privi di scarpe, scappati di casa a sei anni per sfuggire ad un padre alcolizzato. E poi c’è un cane. Sì, un cane. Uno che non va a salvare nessun bambino in pericolo (e non ci sono bambini in pericolo), non è divertente, non mastica pantofole, e non va a riportare il legnetto. Infine c’è una miniera. Ma non è una miniera come la intendete voi.