Se vi è un fenomeno culturale di massa che contraddistingue nel profondo la società medievale, questo è il pellegrinaggio. In termini strettamente temporali, dura quanto e più della società medioevale stessa, giacché i suoi albori sono da individuarsi già ancora nel tardo impero romano e, in epoca moderna, mostra ancora una notevole vitalità.Il pellegrinaggio appare agli occhi degli uomini del medioevo come l’allegoria stessa della propria condizione esistenziale. Una sorta di grazia attraverso la quale i limiti della carne, dello spazio e del tempo, e dunque la strada reale, la veste e la fatica, la santità della meta, sono usati come immagini e simboli di un viaggio di trasfigurazione di sé verso la casa del Padre, purificati del male che ci ha costretto alla falsa immobilità dello stare e del suo possesso. Il fenomeno interessò imperatori, re, principi, conti, vescovi, mercanti, poeti, maniscalchi, mascalzoni, servi della gleba. Milioni di uomini che si muovevano da ogni parte di Europa e percorrevano migliaia e migliaia di chilometri verso innumerevoli mete, ma di cui le più agognate furono il Santo Sepolcro di Gerusalemme, la tomba di San Pietro a Roma, il sepolcro di San Giacomo a Compostela in Galizia, nel nord della Spagna. Lungo il percorso vi era per tutti l’obbligo di prestare soccorso al pellegrino che avesse bussato alla porta. Lo si doveva ospitare e rifocillare, tuttavia il sistema dei monasteri medioevali era riuscito a creare una rete di piccoli punti di rifugio ad un giorno di marcia l’uno dall’altro per cui, se non ci si perdeva nei boschi, si trovava un luogo sicuro ove dormire e rifocillarsi. Al calare della sera, questi piccoli centri monastici, chiamati xenodochia (case per ospiti), iniziavano a far risuonare la loro campana di modo che la certezza della loro esistenza e la direzione da prendere fosse ben chiara agli eventuali pellegrini.
Oggi assistiamo ad una diffusa ripresa del ‘pellegrinaggio’, in particolare verso Santiago di Compostela e San Pietro a Roma. Diciamo, per correttezza, che questi percorsi verso i santuari cristiani di Roma e di Santiago, hanno ben poco a che spartire con lo spirito dell’antico pellegrinaggio medioevale. Non solo perché avvengono in condizioni di totale sicurezza, ma perché rappresentano una semplice vacanza e non il compimento di un percorso di purificazione attraverso la penitenza.
Se siamo consapevoli di questo, tutto ci parrà più semplice e persino più vero, e così avremo modo, durante il percorso, di essere riflessivi verso noi stessi e verso quello che stiamo facendo, di usare il percorso e il tempo che gli abbiamo dedicato per fare un reale tuffo nella storia, nell’arte, nel recupero della memoria di mondi e modi di stare al mondo che stanno dissolvendosi senza lasciare traccia.
Per altro verso, bisogna dire che fra le molte possibilità di fare un lungo percorso a piedi, seguendo un tracciato preordinato, quella della ‘via degli abati’ è sicuramente una delle migliori perché si attraversano quasi interamente, con pochissimi tratti di strada asfaltata, sentieri fra boschi, valli e monti, incontrando paesaggi di una straordinaria intensità e bellezza; e, lungo questo insolito tragitto, ci imbatteremo in antichi casolari in pietra, villaggi spesso disabitati, pievi e chiesette millenarie, la cui struggente e composta solitudine ci toccherà il cuore e ci permetterà di ricordare un mondo ormai scomparso, non solo quello medioevale, ma quello della antica civiltà rurale, ormai del tutto cancellato e rimosso nella coscienza collettiva.
Oggi assistiamo ad una diffusa ripresa del ‘pellegrinaggio’, in particolare verso Santiago di Compostela e San Pietro a Roma. Diciamo, per correttezza, che questi percorsi verso i santuari cristiani di Roma e di Santiago, hanno ben poco a che spartire con lo spirito dell’antico pellegrinaggio medioevale. Non solo perché avvengono in condizioni di totale sicurezza, ma perché rappresentano una semplice vacanza e non il compimento di un percorso di purificazione attraverso la penitenza.
Se siamo consapevoli di questo, tutto ci parrà più semplice e persino più vero, e così avremo modo, durante il percorso, di essere riflessivi verso noi stessi e verso quello che stiamo facendo, di usare il percorso e il tempo che gli abbiamo dedicato per fare un reale tuffo nella storia, nell’arte, nel recupero della memoria di mondi e modi di stare al mondo che stanno dissolvendosi senza lasciare traccia.
Per altro verso, bisogna dire che fra le molte possibilità di fare un lungo percorso a piedi, seguendo un tracciato preordinato, quella della ‘via degli abati’ è sicuramente una delle migliori perché si attraversano quasi interamente, con pochissimi tratti di strada asfaltata, sentieri fra boschi, valli e monti, incontrando paesaggi di una straordinaria intensità e bellezza; e, lungo questo insolito tragitto, ci imbatteremo in antichi casolari in pietra, villaggi spesso disabitati, pievi e chiesette millenarie, la cui struggente e composta solitudine ci toccherà il cuore e ci permetterà di ricordare un mondo ormai scomparso, non solo quello medioevale, ma quello della antica civiltà rurale, ormai del tutto cancellato e rimosso nella coscienza collettiva.