“La storia siamo noi”, titolava una trasmissione televisiva. Trovando il titolo appropriato e condivisibile, ritengo che ad esso possa essere aggiunto, con lo stesso fondamento di verità, che anche “la letteratura siamo noi”.
Certo, bisogna compiere un atto di fede per tale seconda affermazione, se non si è dei personaggi noti, dello spettacolo, dello sport o della politica e, per di più, se si è stati bocciati a scuola proprio a causa dell’italiano, per non essere riusciti a superare il voto di quattro e mezzo nei temi.
Per quanto io non vada mai a messa, tale fede l’ho professata, col risultato clamoroso che, attraverso la pubblicazione di racconti e poesie nel mio sito web www.carcuro.com, sono finito per essere stato inserito addirittura in due antologie scolastiche, di prima media e quinta elementare: ciò spontaneamente, senza alcuna mia richiesta od iniziativa, anzi, per una di esse, pure a mia insaputa, avendolo scoperto per puro caso.
Infatti, Principato ed Atlas, rispettivamente in “Il bello delle parole” e “Punto it”, hanno pubblicato il racconto “Così arrivò la televisione” e la poesia “Che bello l’arcobaleno”, entrambi scritti da me.
Inoltre le mie “poesie per bambini”, oltre ad essere indicate da anni al primo posto nei principali motori di ricerca, vengono recitate addirittura in Australia a Melbourne in occasione della Italian Junior Poetry Competition organizzata dall’Università di Swinburne.
Se fosse ancora in vita la professoressa di lettere Iolanda Cosentino di Palazzo San Gervasio, che mi aveva fatto bocciare al secondo anno di ragioneria, cosa ne direbbe?
Tuttavia, ciò non è sufficiente e la fede innanzi detta non bisogna cessare ancora di professarla, perché invece le case editrici non scolastiche, se non sei già qualcuno noto, continuano ad ignorarti completamente, non essendo disponibili a rischiare su di te nemmeno un solo euro.
Allora raccolgo e pubblico qui alcuni racconti, compreso quello che ha visto la luce nell’antologia scolastica, non per ricavare profitto (ho già di che campare più che bene con la mia pensione di segretario comunale), ma solo con lo scopo di farli condividere ad altri, ritenendo che ne siano meritevoli, già che credo alla sincerità, fra i tanti, di un tale vpynchon, che il 30.11.02 16:05, mi scrisse tra l’altro:
... “Mi fa piacere ritrovare, di tanto in tanto, qualche tua nuova composizione: mi aiuta a calmare il mal-de-vivre che mi caratterizza...
Anche se i giochi delle case editrici sono tutto un colossale puttanaio, credo che dovresti tentare con la pubblicazione su larga scala: magari non vuoi ne' fama, ne' gloria, ne' notorietà, ma un artista non è padrone della propria opera e non puoi negare agli altri di conoscerla!”
Con questo libro allora, vpynchon, accolgo il tuo invito, ringraziandoti dell’incoraggiamento che mi hai dato a credere che , oltre la storia, anche “la letteratura siamo noi”, comuni mortali, che vogliamo raccontare ciò che abbiamo visto e provato nella nostra esperienza di vita, degna forse alla pari , se non più, di quella di qualunque re, papa o Bruno Vespa.
Questo libro, certo, non cambierà il mondo – ma non lo hanno fatto secondo me neppure la bibbia ed il corano – serve solo a lasciare traccia di mezzo secolo in esso vissuta, cogliendo e tramandando ai posteri, con “lironia”, sensazioni, emozioni, riflessioni, fatti e personaggi, soprattutto del paese lucano che mi ha dato i natali, Banzi, che di quel mondo fa parte, a conferma che ogni mondo è paese.
Certo, bisogna compiere un atto di fede per tale seconda affermazione, se non si è dei personaggi noti, dello spettacolo, dello sport o della politica e, per di più, se si è stati bocciati a scuola proprio a causa dell’italiano, per non essere riusciti a superare il voto di quattro e mezzo nei temi.
Per quanto io non vada mai a messa, tale fede l’ho professata, col risultato clamoroso che, attraverso la pubblicazione di racconti e poesie nel mio sito web www.carcuro.com, sono finito per essere stato inserito addirittura in due antologie scolastiche, di prima media e quinta elementare: ciò spontaneamente, senza alcuna mia richiesta od iniziativa, anzi, per una di esse, pure a mia insaputa, avendolo scoperto per puro caso.
Infatti, Principato ed Atlas, rispettivamente in “Il bello delle parole” e “Punto it”, hanno pubblicato il racconto “Così arrivò la televisione” e la poesia “Che bello l’arcobaleno”, entrambi scritti da me.
Inoltre le mie “poesie per bambini”, oltre ad essere indicate da anni al primo posto nei principali motori di ricerca, vengono recitate addirittura in Australia a Melbourne in occasione della Italian Junior Poetry Competition organizzata dall’Università di Swinburne.
Se fosse ancora in vita la professoressa di lettere Iolanda Cosentino di Palazzo San Gervasio, che mi aveva fatto bocciare al secondo anno di ragioneria, cosa ne direbbe?
Tuttavia, ciò non è sufficiente e la fede innanzi detta non bisogna cessare ancora di professarla, perché invece le case editrici non scolastiche, se non sei già qualcuno noto, continuano ad ignorarti completamente, non essendo disponibili a rischiare su di te nemmeno un solo euro.
Allora raccolgo e pubblico qui alcuni racconti, compreso quello che ha visto la luce nell’antologia scolastica, non per ricavare profitto (ho già di che campare più che bene con la mia pensione di segretario comunale), ma solo con lo scopo di farli condividere ad altri, ritenendo che ne siano meritevoli, già che credo alla sincerità, fra i tanti, di un tale vpynchon, che il 30.11.02 16:05, mi scrisse tra l’altro:
... “Mi fa piacere ritrovare, di tanto in tanto, qualche tua nuova composizione: mi aiuta a calmare il mal-de-vivre che mi caratterizza...
Anche se i giochi delle case editrici sono tutto un colossale puttanaio, credo che dovresti tentare con la pubblicazione su larga scala: magari non vuoi ne' fama, ne' gloria, ne' notorietà, ma un artista non è padrone della propria opera e non puoi negare agli altri di conoscerla!”
Con questo libro allora, vpynchon, accolgo il tuo invito, ringraziandoti dell’incoraggiamento che mi hai dato a credere che , oltre la storia, anche “la letteratura siamo noi”, comuni mortali, che vogliamo raccontare ciò che abbiamo visto e provato nella nostra esperienza di vita, degna forse alla pari , se non più, di quella di qualunque re, papa o Bruno Vespa.
Questo libro, certo, non cambierà il mondo – ma non lo hanno fatto secondo me neppure la bibbia ed il corano – serve solo a lasciare traccia di mezzo secolo in esso vissuta, cogliendo e tramandando ai posteri, con “lironia”, sensazioni, emozioni, riflessioni, fatti e personaggi, soprattutto del paese lucano che mi ha dato i natali, Banzi, che di quel mondo fa parte, a conferma che ogni mondo è paese.