CRISI ECONOMICA E FALLIMENTO DELLE BANCHE NEL MEDIOEVO.
Il 1200 è stato definito il secolo d'oro, in quanto caratterizzato da un progresso economico associato ad un diffuso benessere. La popolazione europea aveva raggiunto il culmine della sua crescita, raggiungendo circa 70 milioni di persone, limite oltre il quale, secondo gli storici, sarebbe stato incompatibile rifornirsi dei generi alimentari prodotti con le tecnologie dell'epoca. Il Clima caldo era ottimale per la raccolta nei campi, fiorente l'agricoltura. Le banche, fiorentine e senesi fondate intorno al 1250, avevano iniziato una attività dagli esiti ancora sconosciuti, con elargizione di prestiti a privati, nobili e case reali, prosperando in modo incontrollabile per l'assenza di Stati Nazionali. I banchieri fiorentini furono ideatori della ”Lettera Cambiale”, paragonabile ai moderni derivati, con interessi per i commercianti intorno al 14%. Ma dagli inizi dell'anno 1330, incominciò una “debacle” generale, inarrestabile, con caduta dei profitti, determinata da molteplici fattori. Da questo momento, dal punto di vista climatico, si ebbe ciò che fu definita una “piccola glaciazione”. Cominciarono annualità consecutive di grandi piogge, accompagnate dal freddo, umidità ed aumento dei ghiacciai. Il freddo impediva la maturazione e la raccolta del grano, l'umidità impediva la formazione del sale, indispensabile nel medioevo per conservare la carne, scarsa la produzione di cereali. Inevitabilmente fu crisi dell'agricoltura e, con la crisi dei raccolti, intere piantagioni venivano abbandonate e immensi poderi restavano inutilizzati. Nel Medioevo, fino a quel momento, l'agricoltura era stata alla base dell'economia. I contadini spinti da miseria e carestia, lasciavano i campi riversandosi nelle città in cerca di benessere. Villaggi interi restarono disabitati. I feudatari, ricchi proprietari terrieri, perdono di conseguenza il loro potere economico derivante unicamente dalla terra. La produzione agricola risulta inesistente. Crollano i consumi, la manodopera, crolla anche il mercato immobiliare e, con la crisi del commercio e dei mercati, inizia il fallimento delle banche. Nel 1341 dichiarano bancarotta (Bancae ruptio, come si evince dagli statuti medievali) gli Acciaioli, gli Antelliesi, i Bonaccorsi, i Cocchi, i Corsini, i Perendoli, i da Uzzano. Negli anni successivi non resistono alla crisi neanche le grandi banche. Nel 1343 falliscono i Peruzzi (600.000 fiorini) e nel 1345 i Bardi (90.000 fiorini). I prestiti di ingenti somme di denaro elargiti ai sovrani europei, che in precedenza avevano arricchito i banchieri fiorentini, non furono più onorati. In Inghilterra Edoardo III costretto all'armistizio, non è più nelle condizioni di restituire l'ingente somma di denaro, 1.365.000 fiorini, che i banchieri fiorentini avevano anticipato per sostenere i costi dell'impegno militare contro la Francia. Scrive il banchiere e cronista Giovanni Villani: "...mai a Firenze c'è stata maggiore ruina e sconfitta. Non c'è più liquidità, non rimane quasi sostanza di pecunia ne’ nostri cittadini". Firenze è in ginocchio. Nessuno era preparato a tale eventualità, si diffuse il panico.
Edwin Hunt in «The Medioeval Super-Companies: A Study of the Peruzzi Company of Florence» (London, Cambridge University Press), precisa che le banche a causa della crisi nel commercio e nell'agricoltura, operavano in perdita ancora prima del 1330. “Le compagnie bancarie principali riuscirono a sopravvivere oltre il 1340 soltanto perché non si diffondevano le notizie sulla gravità delle loro posizioni”. Frederick C. Lane, in «Money and Banking in Medioeval and Renaissance Venice», individua nella finanza veneziana il controllo della bolla speculativa europea e l'artefice della successiva catastrofe del 1340.
In una società in cui la soluzione finale ad ogni problema era unicamente la religione, diveniva comune l'invocazione cristiana rivolta verso il cielo: " A peste, fame et bello, Libera nos Domine".
Il 1200 è stato definito il secolo d'oro, in quanto caratterizzato da un progresso economico associato ad un diffuso benessere. La popolazione europea aveva raggiunto il culmine della sua crescita, raggiungendo circa 70 milioni di persone, limite oltre il quale, secondo gli storici, sarebbe stato incompatibile rifornirsi dei generi alimentari prodotti con le tecnologie dell'epoca. Il Clima caldo era ottimale per la raccolta nei campi, fiorente l'agricoltura. Le banche, fiorentine e senesi fondate intorno al 1250, avevano iniziato una attività dagli esiti ancora sconosciuti, con elargizione di prestiti a privati, nobili e case reali, prosperando in modo incontrollabile per l'assenza di Stati Nazionali. I banchieri fiorentini furono ideatori della ”Lettera Cambiale”, paragonabile ai moderni derivati, con interessi per i commercianti intorno al 14%. Ma dagli inizi dell'anno 1330, incominciò una “debacle” generale, inarrestabile, con caduta dei profitti, determinata da molteplici fattori. Da questo momento, dal punto di vista climatico, si ebbe ciò che fu definita una “piccola glaciazione”. Cominciarono annualità consecutive di grandi piogge, accompagnate dal freddo, umidità ed aumento dei ghiacciai. Il freddo impediva la maturazione e la raccolta del grano, l'umidità impediva la formazione del sale, indispensabile nel medioevo per conservare la carne, scarsa la produzione di cereali. Inevitabilmente fu crisi dell'agricoltura e, con la crisi dei raccolti, intere piantagioni venivano abbandonate e immensi poderi restavano inutilizzati. Nel Medioevo, fino a quel momento, l'agricoltura era stata alla base dell'economia. I contadini spinti da miseria e carestia, lasciavano i campi riversandosi nelle città in cerca di benessere. Villaggi interi restarono disabitati. I feudatari, ricchi proprietari terrieri, perdono di conseguenza il loro potere economico derivante unicamente dalla terra. La produzione agricola risulta inesistente. Crollano i consumi, la manodopera, crolla anche il mercato immobiliare e, con la crisi del commercio e dei mercati, inizia il fallimento delle banche. Nel 1341 dichiarano bancarotta (Bancae ruptio, come si evince dagli statuti medievali) gli Acciaioli, gli Antelliesi, i Bonaccorsi, i Cocchi, i Corsini, i Perendoli, i da Uzzano. Negli anni successivi non resistono alla crisi neanche le grandi banche. Nel 1343 falliscono i Peruzzi (600.000 fiorini) e nel 1345 i Bardi (90.000 fiorini). I prestiti di ingenti somme di denaro elargiti ai sovrani europei, che in precedenza avevano arricchito i banchieri fiorentini, non furono più onorati. In Inghilterra Edoardo III costretto all'armistizio, non è più nelle condizioni di restituire l'ingente somma di denaro, 1.365.000 fiorini, che i banchieri fiorentini avevano anticipato per sostenere i costi dell'impegno militare contro la Francia. Scrive il banchiere e cronista Giovanni Villani: "...mai a Firenze c'è stata maggiore ruina e sconfitta. Non c'è più liquidità, non rimane quasi sostanza di pecunia ne’ nostri cittadini". Firenze è in ginocchio. Nessuno era preparato a tale eventualità, si diffuse il panico.
Edwin Hunt in «The Medioeval Super-Companies: A Study of the Peruzzi Company of Florence» (London, Cambridge University Press), precisa che le banche a causa della crisi nel commercio e nell'agricoltura, operavano in perdita ancora prima del 1330. “Le compagnie bancarie principali riuscirono a sopravvivere oltre il 1340 soltanto perché non si diffondevano le notizie sulla gravità delle loro posizioni”. Frederick C. Lane, in «Money and Banking in Medioeval and Renaissance Venice», individua nella finanza veneziana il controllo della bolla speculativa europea e l'artefice della successiva catastrofe del 1340.
In una società in cui la soluzione finale ad ogni problema era unicamente la religione, diveniva comune l'invocazione cristiana rivolta verso il cielo: " A peste, fame et bello, Libera nos Domine".